Politiche di mobilità tra consenso e discontinuità
 
 
Riportiamo di seguito un valido e condiviso contribuito inviatoci dal Sig. Alessandro Tursi, noto architetto e socio del Circolo Legambiente di Giulianova.
 
 
 
Credo che siano in molti ad aver notato gli effetti positivi del nuovo regime di circolazione sul lungomare monumentale. Il cantiere presso il Caprice ha costretto a rendere la carreggiata ovest a doppio senso, cosa che sembrava essere un vero tabù, un’offesa imperdonabile al dominio delle auto nella ns. città.
Le conseguenze?
1.    Durante le domeniche non si creano più gli ingorghi di auto che dal lungomare Spalato devono immettersi sul lungomare monumentale (carreggiata est). Oggi proseguono dritte, quindi non devono rallentare per cambiare corsia.
2.    I giovedì di mercato non si creano gli ingorghi di immissione dal lungomare Spalato, visto che si può proseguire verso nord,  e ancor più si sono eliminati gli ingorghi su via Nazario Sauro (prima unico sfogo al traffico verso nord) e lungo V.le Orsini.
 
È evidente quanto già risaputo nella teoria delle reti: sono i “colli di bottiglia” a creare ingorghi, pertanto è inutile avere dei tratti più capienti, se poi sono
confinati da strettoie.  Inoltre la ciclabile sulla carreggiata est ha da tempo dimezzato i parcheggi su quella parte di lungomare, pertanto la perdita di parcheggi nei 750m di lungomare è di circa il 25% (metà è data dalle due file di parcheggi lungo la carreggiata ovest, un altro 25% dalle “isole” di parcheggio che interrompono l’aiuola centrale spartitraffico).
 La proposta che il Circolo sposa con entusiasmo è quella di iniziare a chiudere la carreggiata est almeno le domeniche, oltre che nei giovedì. Si creerebbe così uno spazio di aggregazione urbana, libero
dal traffico, e perfetto per accogliere tutte le numerose iniziative che provengono
dalla società civile, dall’associazionismo e anche dalle stesse istituzioni.
    Un passo alla volta si arriverebbe senza troppi problemi alla chiusura permanente della carreggiata est, senza per forza ricorrere a lavori faraonici con costose pavimentazioni, magari con pietre che vengono da altri continenti –si pensi solo alle
emissioni di CO2 che ne conseguono-  e profusione di illuminazioni che creano inquinamento luminoso e poco ergonomico abbagliamento, oltre allo
spreco energetico.
Inoltre la storia dell’architettura insegna che sono gli usi a determinare le funzioni, e quindi un periodo di utilizzo spontaneo darebbe già chiare linee guida
per una successiva e non urgente riprogettazione degli spazi.
 
Arch. Alessandro Tursi
 
 
 
venerdì 30 maggio 2008
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